martedì 12 febbraio 2013

Finanza allegra (si fa per dire) - Intervista a L. Becchetti

Intervista e Articolo di Raffaello Castellano

sul settimanale di attualità politica, cultura ed eventi Extra Magazine - n.6 del 4 febbraio 2013

Lo scandalo del Monte dei Paschi di Siena ha riportato alla ribalta meccanismi economici perversi, con il relativo seguito di derivati, titoli tossici, scalate a prezzi eccessivi e speculazione. Se n’è parlato con l’economista Leonardo Becchetti alla Cittadella delle Imprese in un convegno su Economia e etica tenuto lo scorso 1° febbraio, nella Sala Resta della Cittadella delle Imprese, l’incontro “Il Mercato Siamo Noi”, organizzato dal Centro di Cultura G.Lazzati, Consorzio Interfidi, Consulta delle Aggregazioni Laicali e Camera di Commercio di Taranto (che rientra nel percorso formativo annuale dell’Accademia di Economia Civile), con la partecipazione del prof. Leonardo Becchetti, Ordinario di Economia Politica all’Università Tor Vergata di Roma. Nelle foto, al tavolo dei relatori ci sono, da sinistra, il dott. Vincenzo Mercinelli, il prof. Leonardo Becchetti, il segretario generale della Camera di Commercio Francesco De Giorgio e il dott. Domenico Amalfitano.


Sembra lontano ormai il ricordo del 15 settembre 2008, il lunedì nero di Wall Street, quando scoppiò il caso dei Mutui Subprime e la Crisi mondiale che tutti conosciamo. Quello che lo scandalo MPS ha messo in rilievo non è solo un atteggiamento spregiudicato ed irresponsabile, ma, andando più a fondo alla questione, il fallimento del Capitalismo di stampo Neoliberista e, più in generale, dell’Economia di Mercato Pura, che, con buona pace di Adam Smith, ha dimostrato l’impossibilità della autoregolamentazione per mezzo della concorrenza.
Di fronte a questo ennesimo fallimento è sempre maggiore l’interesse che suscitano termini nuovi come Finanza Etica ed Economia Civile. Noi di Extra Magazine, presenti all’incontro, gli abbiamo posto alcune domande, alla luce delle problematiche economiche e sociali deflagrate con il Caso ILVA.
Professor Becchetti, un suo collega economista, Luigi Zingales difende il capitalismo, dicendo che non è il sistema in sé, ma gli uomini che lo applicano ad averlo portato a queste aberrazioni, riconoscendo comunque che il Mercato vada controllato e che noi tutti siamo i controllori. Lei va dicendo da diverso tempo che bisogna guardare ai meccanismi sottili e perversi che agiscono all’interno dell’economia. Come si esprimono secondo lei queste tematiche all’interno di una realtà come quella tarantina, che, complice il Caso ILVA, più di altri territori necessita di un cambio di paradigma e forse di un’inversione di rotta?
«Bisogna creare valore economico, non guardando solo all’aspetto quantitativo, che potrebbe produrre infelicità, ma alla qualità dello sviluppo. Si può creare sviluppo in tanti modi, ed oggi è molto più lungimirante non limitarsi ad una produzione esclusivamente manifatturiera, nella quale il costo del lavoro è molto importante e la conseguente tentazione di delocalizzazione o quantomeno di una perdita di competitività con concorrenti esteri è molto più forte, ma puntando su fattori produttivi non delocalizzabili. Storia, territorio, cultura, paesaggio, turismo: questi fattori reggono molto meglio alla crisi, inoltre non possono essere delocalizzati, non dipendono dal costo del lavoro e beneficiano dell’aumento della domanda mondiale. La caratteristica di questo tipo di sviluppo è che dipende dalla valorizzazione dei Beni Comuni: Taranto ne possiede  di importanti, primi fra tutti la storia e la Magna Grecia, insieme a beni naturali come il mare e la baia, che devono essere valorizzati affinchè su questi beni si possano innestare tutta una serie di beni privati che creino valore economico. Ma se si distruggono i beni comuni, nulla si può edificare sulle loro macerie».
Adesso una provocazione, prof. Becchetti: studi antropologici e sociali hanno evidenziato in Italia una differenza sostanziale tra nord e sud. Lì dove alla fine del medioevo a nord si svilupparono i Comuni che favorirono questo senso di appartenenza e comunità, il sud rimase sostanzialmente feudale, favorendo una mentalità ed una concezione della vita più individualista. Alla luce di questo nostro retaggio ha senso, secondo lei, parlare di Beni Comuni in una realtà come la nostra?
«Ci sono, senza dubbio, influenze storiche di lungo periodo, io però non sono cosi determinista e credo che il capitale sociale si può cambiare, dipende dall’esempio della classe politica e dalla capacità di organizzazione della società civile. La Sicilia è un esempio di territorio dove c’è stata una primavera, c’è stato un risveglio e c’è, oggi, una vivacità notevole dal punto di vista del terzo settore e dell’economia sociale. Penso che se Taranto intraprende la strada che prevede la costruzione di un progetto di sviluppo per la città, prendendo a modello tante altre realtà che hanno puntato sul territorio, sul turismo, sulla valorizzazione dei beni storici e culturali, allora potrà anche ricostruire quel capitale sociale di cui ha bisogno, e forse un nuovo retaggio».
Cosa dobbiamo fare quando le nostre certezze cadono come castelli di carta, quando ciò che per secoli è stato il nostro modo di pensare ed agire drammaticamente non ci permette più alcun tipo di sviluppo e progresso, quando concetti, per noi incrollabili, come lavoro, disoccupazione, salute e giustizia sociale finiscono per diventare una serie di dati e numeri sullo schermo del computer di un anonimo speculatore finanziario? 

La risposta a queste domande è semplice, radicale ed in un certo modo sovversiva: dobbiamo cambiare.
Il professor Becchetti ci propone una finanza più etica ed un’economia civile dalle caratteristiche più umane. Allora, se aveva ragione De Gregori quando cantava che “la Storia siamo noi, nessuno si senta escluso...”, è ancora più vero oggi dire che “il Mercato siamo noi”, nessuno si senta tagliato fuori.

giovedì 7 febbraio 2013

scrivere per condividere... gli studenti della scuola ci raccontano il 2' seminario

Scritto da Elena Manigrasso e Alessia Merico


etica Il secondo seminario di Economia civile tenutosi a Martina Franca – Sabato 2 e Domenica 3 Febbraio presso “Casa San Paolo” e organizzato dall’Accademia Mediterranea di Economia Civile, ha avuto relatori di prestigio e attività laboratoriali al suo interno. Il messaggio era chiaro: unire il sapere col saper fare, e da questo si è partiti per chiedere agli studenti borsisti della Summer School 2012, di elaborare un articolo giornalistico che richiamasse i punti più salienti delle due giornate di studi. Uno dei redattori del giornale web pugliese Galatina 2000, ha incitato gli studenti a lanciarsi in attività legate alle comunicazioni, anche se sembrano piccole attività. La studentessa Alessia Merico ha colto la provocazione ed ha subito elaborato un testo giornalistico, che viene riportato di seguito:
“Ha aperto il seminario il professor Leonardo Becchetti, Ordinario di Economia Politica presso la Facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata e Presidente del Comitato Etico di Banca Etica. Il tema è stato quello della felicità in Economia. E’ possibile la felicità in economia? E’ la domanda alla quale ha risposto il nostro illustre ospite.
Occorre innanzitutto partire da un paradigma personalistico e non più individualistico, cioè credere in un mercato produttore in primo luogo di beni relazionali che procurano la felicità perdurante e non rincorrere l’acquisizione di beni  che provocano un piacere solo nel breve termine.
Ma quali caratteristiche hanno i beni relazionali, che sono beni immateriali, per poterli preferirli ai beni tangibili? Essi non creano assuefazione (più denaro abbiamo, più ne vogliamo), né invidia, in quanto ci hanno abituati, soprattutto i media, a confrontare la nostra ricchezza materiale con quella di chi ne ha di più.
L’ “appello” del professore è stato pertanto quello di allontanarci dal paradigma dell’ homo oeconomicus definito dal Premio Nobel per l’Economia Amartya Sen “folle razionale”e di “armarci” di passione per l’altro e di dovere morale per creare un mercato sostenibile per tutti.
Il seminario è proseguito con la presentazione del progetto “In Puglia” di Giovanni Vita. Il progetto, molto ambizioso, intende creare una rete sociale che coinvolgerà tutti gli attori che vivono il mercato come bene comune. Giovanni è partito parlando dell’immaginazione e come essa sia essenziale per la realizzazione dei nostri progetti. A questo proposito ha riportato l’esempio di Viktor Emil Frankl, neurologo e psichiatra austriaco e fondatore della logoterapia che vive la terribile esperienza dei Lager e riesce a sopravvivere immaginando un futuro migliore.
L’ introduzione scelta è stato un modo di condividere con tutti noi la fatica, i sacrifici, le rinunce per approdare ad un progetto che ha come scopo quello di accogliere nella rete giovani, professionisti, imprenditori appartenenti ad ogni settore stimolando l’interazione e l’integrazione tra realtà anche molto differenti, potenziando così la produzione di capitale sociale.
Il progetto rientra fedelmente nel paradigma dell’Economia Civile: non ci possono essere integrazione e interazione senza homini reciprocans.
Anche l’intervento di Elena Stefanelli ed Arturo Nobile è stato molto significativo. I due giovani, partendo da zero, si sono specializzati nel turismo responsabile e di tipo sociale. Nasce, così, “La Palomba Onlus” che promuove e realizza attività nel campo del turismo, valorizzando il nostro territorio con particolare attenzione alle persone più disagiate. I beni relazionali diventano pane quotidiano, l’epicentro del loro progetto imprenditoriale; il viaggio il mezzo attraverso cui diffondere una cultura di fare impresa incentrata sul dono, la gratuità e la reciprocità.
La loro esperienza, non senza difficoltà, è stata momento di riflessione per comprendere come i principi dell’Economia Civile possano essere messi in pratica producendo vantaggi non solo per loro stessi ma anche  e soprattutto per il nostro territorio.
Molto interessante è stata la testimonianza di Elena Manigrasso: Elena è una professoressa che applica tutti i giorni con il suo lavoro il paradigma di una felicità a lungo termine. Dimostra passione per l’altro e dovere morale con i suoi ragazzi e questo è testimoniato dai lavori dei suoi studenti che hanno presentato una tesina e degli elaborati sull’ “Etica”, argomento arduo da comprendere a quell’età ma che la loro docente ha saputo magnificamente trasmettere.
Pertanto, Il titolo dell’ ultimo libro del professor Becchetti “il mercato siamo noi” è uno sprono per noi giovani a non perdere un minuto in più a “contemplare il male” ma a cominciare o continuare a credere nel miglioramento etico, nella sostenibilità, nell’altro. Siamo noi i veri difensori del mercato! Possiamo orientare la domanda attraverso un risparmio critico e responsabile, ma anche l’offerta, creando imprese civili produttive di beni relazionali. In questo modo potremo affrontare questa crisi, guardare alla crescita e soprattutto decidere a quale crescita puntare”.


Elena Manigrasso, Alessia Merico

giovedì 31 gennaio 2013

Intervista al prof. Leonardo Becchetti - di Maria Silvestrini



Un circuito di responsabilità per superare le difficoltà della crisi
art. del Corriere del Giorno - 31 gennaio 2013

    Il prof. Leonardo Becchetti, Ordinario di Economia Politica dell’Università Tor Vergata di Roma e Presidente del Comitato Etico di Banca Etica, invitato dal Centro di Cultura dell’Università Cattolica "G. Lazzati" insieme ad Interfidi, Consulta delle Aggreazioni laicali e Camera di Commercio,
venerdì 1 febbraio alle ore 18,00, c/o la Cittadella delle Imprese di Taranto, terrà una lezione dal titolo particolarmente significativo: “Il mercato siamo noi”. 
    Ma cosa vuol dire parlare di mercato in termini non competitivi, e questo come influenza il nostro territorio così duramente provato da una politica economica aggressiva? Lo abbiamo chiesto al professore.

Prof. Becchetti John Hicks, premio Nobel dell’economia mette in guardia dall’avere una visione economica che abbia al centro esclusivamente il mercato. Il tema della sua relazione sembra essere sulla scia poiché affronta la questione in maniera opposta alle tesi correnti in cui il mercato globale detta legge a tutti i livelli. Quale è la sua prospettiva?
    Le ricorrenti crisi e scandali finanziari ci hanno fatto uscire dall’ingenua ed ideologica visione di un mercato che si autoregola e dall’ottimalità di regole che guardino soltanto al principio di efficienza. Sarebbe un po’ come dire che nella circolazione stradale bisogna abolire i semafori e i limiti di velocità pensando che gli automobilisti si autoregoleranno e non ci saranno incidenti. Il mercato ha funzioni fondamentali (attraverso gli scambi promuove la mutua soddisfazione dei bisogni ed è un efficace sistema di trasmissione di informazioni) ma anche limiti importanti (non riesce a risolvere i problemi di equità e giustizia sociale).

In un mercato stagnante quale quello attuale è possibile immaginare una inversione di tendenza partendo dal basso, cioè dai consumi e da una nuova visione di sviluppo?
    La cosa più urgente di cui abbiamo bisogno per invertire la tendenza è una riforma del sistema finanziario per evitare che nuove falle vanifichino i nostri sacrifici e sforzi di risanamento.La linea è stata già indicata dalle più autorevoli commissioni indipendenti a livello comunitario. Bisogna innanzitutto separare banca commerciale da banca d’affari (Volckerrule). A livello europeo è necessario rilanciare le politiche macroeconomiche superando l’illusione che il rigore (pur necessario) possa da sé far ripartire la crescita. A livello nazionale dobbiamo puntare su fattori competitivi non delocalizzabili. Assieme a ciò però è fondamentale indossare nuovi occhiali e misurare in modo diverso la “ricchezza delle nazioni”. Ciò che produce bene comune e felicità infatti è lo stock dei beni relazionali, spirituali, ambientali, culturali ed economici di un paese. Guardare alla sola crescita quantitativa del flusso dei beni e servizi scambiati sul mercato ci porta ad ignorare effetti indesiderati negativi (sociali ed ambientali) dello sviluppo che dobbiamo evitare e che prima o poi si trasformano in un boomerang (l’esempio dell’Ilva è un classico caso di questo problema). 

Per questo ‘il mercato siamo noi’?
    In questa importante trasformazione che è prima di tutto culturale oltre che politica il ruolo di tutti noi è fondamentale. Il mercato è fatto di domanda e di offerta e noi siamo la domanda. Il mercato pertanto non passa sopra le nostre teste, perché il mercato siamo noi. Dobbiamo imparare ad influenzarlo votando col portafoglio, ovvero premiando con i nostri consumi e risparmi quelle aziende che sono all’avanguardia nella creazione di valore economico in modo socialmente ed ambientalmente sostenibile. 

Taranto oggi è emblema della necessità di un cambiamento, un vero laboratorio per invertire la rotta. Lei come legge la situazione di questo territorio?
    Il caso di Taranto fa capire che l’esigenza di misurare in modo diverso il valore, di valutare la qualità della crescita è un problema non accademico ma drammaticamente concreto. La creazione di valore economico che genera il PIL oggi è un fenomeno estremamente complesso e ricco. I problemi di questa città devono diventare uno stimolo a trovare nuove vie di creazione di valore economico rispettose della sostenibilità sociale ed ambientale.

La nostra città oltre ad essere ammalata per l’inquinamento ambientale è anche ammalata di statalismo, dopo un secolo di Arsenale e Siderurgico. Difficile modificare un modello mentale, non vogliamo cambiare il mondo ma ci basterebbe cambiare Taranto. Ma come?
    Le risorse pubbliche sono sempre più scarse e per questo non possiamo più aspettarci che lo stato possa coprire direttamente tutti i bisogni di welfare con esse. Piuttosto le istituzioni devono usare risorse scarse per attivare circuiti di responsabilità e sussidiarietà della società civile premiando quei circuiti virtuosi attraverso i quali imprese sociali dimostrano di saper creare valore economico, sociale ed ambientale. Gli esempi sono molteplici e vanno dalle fondazioni di comunità, ai premi per il valore socioambientale delle filiere negli appalti pubblici, ai circuiti di commercio equosolidale e di microcredito, ai gruppi di acquisto solidale fino a forme innovative di gestione del problema della longevità, dell’assistenza sanitaria innovative che attivano circuiti di responsabilità sapendo trasformare i destinatari degli interventi in protagonisti attivi del loro destino.



Maria Silvestrini

giovedì 24 gennaio 2013

2° Seminario invernale residenziale - Scuola Mediterranea di Economia Civile

 2 e 3 Febbraio 2013 , dalle ore 08.45 del sabato alle ore 12.00 della domenica
presso  c/o Casa San Paolo - Martina Franca (TA)


si terrà il 2° Seminario invernale residenziale della Scuola Mediterranea di Economia Civile .

Il tema del seminario sarà incentrato sull'importanza della Governance e del Mercato nell'ottica dell'Economia Civile, con il gradito contributo del prof. Leonardo Becchetti  che si tratterrà il sabato 2 febbraio con gli studenti della Scuola per una lezione ed un confronto. Il  programma completo del seminario sarà reso noto a breve.

Il seminario è rivolto ai corsisti del percorso formativo annuale del progetto “Verso l'Accademia Mediterranea di Economia Civile”, ma se conoscete giovani che vogliono partecipare e intendono sostenere autonomamente le spese di soggiorno, in tal caso il prezzo del loro soggiorno sarà uniformato a quello che la struttura ci ha riservato (45 € a persona per la pensione completa del sabato e colazione della domenica, il costo del singolo pasto invece è 18 € ) .
Chiunque voglia parteciparvi anche da esterno può quindi contattarci per la prenotazione entro e non oltre il 27 Gennaio.
Vi segnaliamo che ci sarà la possibilità di fruire di un servizio di cestino-viaggio per chi partirà prima dei pasti, preparato dalla struttura ricettiva al costo di 5,00 €.

Vi ricordiamo che è necessario prenotare la partecipazione anche rispondendo a questa mail oppure contattarci telefonicamente entro il 27
Gennaio. Restiamo quindi in attesa di riscontro fino a quella data.

INFO segreteria organizzativa:
mobile: 329.1324147
accadeconomia@gmail.com

mercoledì 16 gennaio 2013

"Il Mercato siamo Noi" - relaziona Leonardo Becchetti

L'1 febbraio alle ore 18:00 c/o la sala 'Resta' della Cittadella delle Imprese di Taranto,
si terrà  convegno pubblico dal titolo "Il mercato siamo noi" 
.
    Ospite d'eccellenza sarà il prof. Leonardo Becchetti, Ordinario di Economia Politica dell’Università Tor Vergata di Roma e Presidente del Comitato Etico di Banca Etica; è uno dei massimi esperti di economia civile.


    “Coniugare una visione sistemica e l’ambizione di cambiare il mondo con l’azione quotidiana nelle nostre attività e nei nostri comportamenti.
    Per farlo, dobbiamo creare valore ma in modo sostenibile dal punto di vista socio-ambientale e guardare la realtà con occhiali diversi e nuovi”.

    Un grande lavoro spetterà alle comunità locali “dobbiamo integrare competenze e specificità territoriali, partire dalla valorizzazione delle risorse non delocalizzabili dei nostri territori per produrre valore” (L. Becchetti.) http://www.lafrecciaverde.it/il-laboratorio-di-economia-civile/
Segreteria organizzativa:
mobile: 329.1324147
accadeconomia@gmail.com 


Il convegno rientra nel percorso formativo: 
"Verso l'Accademia Mediterranea di Economia Civile"

INFO: 329.1324147 - 099.4764371
accadeconomia@gmail.com ;
Centro di Cultura "G. Lazzati"
via Duomo, 107 - Taranto

Coordinamento progetto
dott. Vincenzo Mercinelli
347.7999808
vincenzo.mercinelli@mceconsulting.it

martedì 15 gennaio 2013

"Quando l’economia incontra la società civile" - Napoli - 9 Marzo

Napoli, 9 Marzo p.v. , c/o Sala convegni, Sede centrale del Banco di Napoli 
convegno internazionale su Antonio Genovesi
dal titolo :"Quando l’economia incontra la società civile"

In occasione della ricorrenza del 300° anniversario della nascita di Antonio Genovesi (1713-2013), rappresentanti internazionali del mondo scienti co e civile vogliono riproporre il messaggio di questo studioso ripercorrendone l’avventura intellettuale, economica e civile.
Antonio Genovesi, leader della scuola di Economia civile e primo cattedratico di Economia in Europa (nel 1754, a Napoli, nella Cattedra di Commercio e meccanica, istituita dal riformatore
toscano Bartolomeo Intieri), nasce il 1° Novembre 1713 a Castiglione (oggi Castiglione del Genovesi), nel salernitano. Riceve una formazione loso ca potendo frequentare la scuola di Vico e, n da giovanissimo, segue studi teologici. Negli ultimi 15 anni della sua vita si concentra quasi esclusivamente sulle materie economiche, etiche ed antropologiche, che hanno fatto del suo insegnamento un magistero riconosciuto in tutta l’Italia e l’Europa illuminista.
Muore a Napoli nel settembre del 1769. La linea argomentativa di Genovesi induce a rovesciare il celebre adagio di Hobbes (homo homini lupus) nel suo contrario homo homini natura amicus no a concepire la società umana (“civile”), e il mercato, come entrambi fondati sul diritto-dovere dei suoi membri ad essere soccorsi, in base a principi di mutua assistenza e di reciprocità. L’insegnamento di Genovesi inaugura una stagione feconda del pensiero economico italiano “riformatore”, che si costituisce
come una rielaborazione di questa linea di indagine. 
Presentazione del libro: Antonio Genovesi, “Delle Lezioni di Commercio ossia di Economia Civile”, Vita e pensiero a cura di Francesca Dal Degan, Introduzione di L. Bruni, P. L. Porta e S. Zamagni 
Commissione scientifica:
Prof. A. Brugnoli (University of Bergamo and Éupolis Lombardia)
Prof. L. Bruni (LUMSA and IU Sophia)
Prof. M. Magatti (Catholic University of Milano)
Prof. P.L. Porta (University of Milano - Bicocca)
Prof. R. Ruffni (University Carlo Cattaneo – LIUC)
Prof. S. Zamagni (University of Bologna)
Si prega di comunicare con largo aticipo l'eventuale partecipazione 

http://www.sturzo.it/aree/studi-e-ricerche/progetti-in-corso/genovesi/progetto-genovesi



venerdì 11 gennaio 2013

“Città, società civile e nuovo sviluppo economico” - prof. S. Zamagni



Intervista al prof. Stefano Zamagni, che sabato 12 gennaio, relazionerà alla Cittadella delle imprese di Taranto
Ordinario di Economia Politica all’Università di Bologna, il prof. Stefano Zamagni è fra i maggiori studiosi del Terzo Settore, presidente dell’Agenzia omonima e autore del Libro bianco pubblicato nel maggio del 2011 per le edizioni ‘Il Mulino’. Invitato dal Centro di cultura ‘Lazzati’ nell’ambito del percorso di formazione dell’Accademia mediterranea di Economia Civile, parlerà domani alle ore 10,00 nella sala Resta della Cittadella delle imprese. Il tema dell’incontro “Città, società civile e nuovo sviluppo economico” , organizzato in collaborazione con la Camera di Commercio di Taranto e la Consulta delle Aggregazioni Laicali di Taranto, vuole essere l’occasione  per riflettere sulla crisi profonda della nostra città di Taranto e sui possibili scenari propositivi di rilancio  della stessa. 
In una lunga intervista Zamagni spiega cosa è necessario per cambiare il modello di sviluppo distruttivo che Taranto ha avuto negli ultimi cinquant’anni.
‘Cooperare, non competere’ è il paradigma del Terzo Settore costituito da una pluralità di figure giuridiche. L’attuale contesto economico, a suo avviso, favorisce o penalizza questo tipo di imprese?
In questo ultimo anno il Terzo Settore ha ricevuto batoste e disconoscimenti che non meritava. Mai prima è accaduto che ministri diversi avessero nei loro discorsi ufficiali, o in interviste, mancato di parlarne. Unica eccezione è stata fatta per il volontariato che è parte del Terzo Settore ma è un segmento come altri segmenti sono: la cooperazione sociale, l’impresa sociale, le fondazioni no profit, su cui il silenzio è stato assoluto. Per non parlare poi del fatto che alcuni provvedimenti legislativi sono stati presi per tarpare le ali ai soggetti del TS produttivo. Ricordo che è stata chiusa l’Agenzia per il Terzo Settore, non si è proceduto con l’Osservatorio del volontariato, non è stata modificata la norma che impedisce alle imprese sociali di accedere al fondo di garanzia speciale creato per le piccole e medie imprese per ottenere crediti dal sistema bancario, e potrei continuare. Lo avevo preconizzato purtroppo, e le motivazioni addotte non soddisfano.
La vision politico economica di quest’ultima stagione ha portato più serietà e rigore, ma è sembrata schiava dei numeri e del debito. Quali prospettive per modificare un itinerario che sembra segnato da scelte pregresse?
In economia diciamo che le teorie sono gli occhiali con cui osserviamo la realtà. Dobbiamo cambiare la percezione, che è della maggioranza dei nostri governanti, che l’Italia abbia soltanto due settori: il Pubblico e il Privato, mentre c’è la terza gamba che è il Civile. In questo modo si dimentica quella porzione di società che si esprime nelle forme di associazionismo di vario tipo e che è in grado di produrre. L’errore concettuale è quello di pensare che il TS sia meramente redistributivo ossia fa l’elemosina. Non è così. Il TS italiano è un settore produttivo, che produce valore aggiunto, genera beni e servizi. Non aver capito questo è la ragione per la quale ci si è completamente dimenticati di questi soggetti e non si è fatto nulla per agevolarli. Un rilancio del settore potrebbe generare posti di lavoro in abbondanza ed alleviare certe sofferenze senza mettere a repentaglio i conti pubblici. E' chiaro che c’era un problema di finanza pubblica ma questa la si poteva correggere con forme e modi diversi, a mio avviso non è stato scelto il modo più adeguato, capace di tener conto del genius loci del nostro paese.
Genius loci che mi porta alla nostra città Taranto. Malata di ambiente, è una città delusa. Cinquant’anni di sviluppo industriale da cancellare, cosa ne pensa?
Quello che caratterizza i soggetti del TS produttivo è la capacità di generare quella forma di sviluppo che si chiama ‘capitale sociale’, che altro non è che l’insieme delle relazioni e delle reti fiduciarie. Sappiamo che quando un’area è a fiducia alta, sono bassi i tassi di interesse sono più alti gli investimenti ed in generale la macchina economico produttiva gira più velocemente. Allora il punto è che il capitale sociale non può essere né il privato né il pubblico a crearli, non è questa la loro funzione. Il capitale sociale è creato dalla società civile organizzata. Ecco perché oggi Taranto, come altre realtà del mezzogiorno d’Italia, non può non tenere conto di questo. Come cercherò di spiegare nel mio prossimo incontro nella vostra città, le regole del gioco economico prevedono due tipologie di istituzioni che sono state chiamate, nella terminologia economica, estrattive ed inclusive. Le istituzioni economiche estrattive sono quelle che estraggono da un territorio valore aggiunto e lo portano altrove o lo trasformano in rendita. Questa è la causa dei mali di Taranto, il riferimento all’Ilva è molto facile. Quando le attività produttive dirottano in altri luoghi il risultato economico, che viene trasformato in rendita e non in salario o in profitto, ecco che queste portano alla rovina una comunità. Dobbiamo creare istituzioni inclusive cioè delle regole del gioco economico che, valorizzando il territorio, consentano di reinvestire il valore aggiunto che si è determinato. Chiaramente questo è un problema di portata generale, imboccare questa via vuol dire rivisitare l’intera politica degli ultimi decenni nei confronti del Mezzogiorno d’Italia.
Perché certe industrie non hanno generato sul territorio quel moltiplicatore che ci si attendeva?
Perché si sono scritte delle regole del gioco di tipo estrattivo, quindi al Sud si facevano le industrie ed i benefici arrivavano al Nord oppure altrove. Bisogna che in una parte della società civile ci sia questa consapevolezza e si chieda tutti assieme, in particolare a chi occupa posti di responsabilità politiche o di governo, di cambiare le regole del gioco. Diversamente il Sud Italia non potrà che vedere peggiorata la sua situazione, in una maniera che io giudico indegna, non è così che si può umiliare una intera popolazione.
Un nuovo sviluppo economico passa dalla questione ambientale. La famosa legge Salva Ilva secondo lei può generare comunque un processo di ambientalizzazione?
La legge Salva Ilva è una legge presa sotto l’incalzare di una emergenza, e, come sempre capita le leggi scritte sotto l’emergenza non sono mai soddisfacenti. Questa legge servirà a ridurre i costi di una situazione insostenibile ma non è fatta nel modo in cui io concepisco un progetto di rinascita economico e sociale di un territorio. Se non si mette mano al cambiamento dell’assetto istituzionale fra un po’ di anni ricadremo nella situazione precedente. Non è possibile obbligare una popolazione a quella che si chiama tragic choice. La grande “colpa” oggettivamente commessa nel caso di Taranto è stata quella di creare una situazione da scelta tragica tra due obiettivi entrambi dotati di valori: in questo caso l’obiettivo dell’ambiente sano e dall’altro quello del lavoro. E’ la società civile che si deve far carico del cambiamento.

Maria Silvestrini

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